Attilio Cerchecci

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THE PEASANT

Attilio Cerchecci

1913 – 2011

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Civilian farmer in the hamlet of Rocca Ripesena, near Orvieto, Umbria, Italy

Rocca Ripesena gets its name from a small mesa located a few kilometers west of the city of Orvieto – a much larger mesa with steep cliffs surrounding it. Thus, it is a perfect natural fortress. It was here, in the Rocca, that Attilio Cerchecci spent his entire life. And it was here that he witnessed the war as it raged and ravaged all around him and his village.

Much of his time was spent tending to and trying to safeguard the farm animals that were entrusted to his care by his family and neighbors after they had fled to the nearby caves during the bombings and later invasion. The young, curious Cerchecci stayed at the farm to observe, from a highly unique vantage point, the culmination of his world at war.

From his own small house and the surrounding woods and fields, he was outraged by and documented the merciless killings of neighbors and nearby villagers. He witnessed and mourned the senseless devastation of the land, crops, homes and animals on the small farms.

Cerchecci also provides witness for the brutality shown by both sides of the war – the Nazis, and to a lesser extent, the Allies – with first-hand observations of the murderous Fascist militia out of Orvieto, the feared Mussolini “M Battalion.”

Following the war, Cerchecci continued his heritage as a farmer, married and had a family. A soft-spoken, charming man, he “told little stories” of the war – but only after being asked. He felt it was important to help the next generation remember their past in order to create their future.

Attilio Cerchecci lived a long and gentle life – spent entirely in the village of his birth. By coincidence or unexplained design, George Custodi, translator of this book, met Cerchecci in person on the street in front of his home in Rocca Ripesena just a few years before his death.

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IL CONTADINO

Attilio Cerchecci

1913 – 2011

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Contadino e residente della Rocca Ripesena, fraz. di Orvieto

La Rocca è un borgo che prende il nome da una piccola rupe di tufo che si trova un paio di chilometri ad ovest di Orvieto, una città anch’essa situata su una rupe di tufo, ma molto più grande, che serve come fortezza naturale. È proprio qui, sulla Rocca, che Attilio Cerchecci ha trascorso la sua vita. Ed era proprio qui che egli ha testimoniato e documentato la guerra che ha travolto la sua località con furore e devastazione.

Attilio si impegna a curare il bestiame della famiglia e dei suoi vicini mentre questi fuggono dalle bombe e mitragliamenti, prendendo rifugio nelle grotte sotto la Rocca. Durante l’evento bellico, il giovane, curioso Cerchecci rimane all’aria aperta ad osservare, da un punto di vista particolare, lo svolgimento della guerra attraverso il podere della famiglia e dintorni.

Dalla sua piccola casa, circondata da boschi e campi, egli rimane inorridito quando osserva e documenta spietati eccidi di abitanti nel suo territorio. Egli testimonia e rimpiange la devastazione del terreno, delle coltivazioni, case, e prodotti agricoli dei poderi che lo circondano.

Inoltre, Cerchecci testimonia la brutalità delle armate – tedeschi, e in certi casi anche alleati – con osservazioni di prima mano alle terrificanti atrocità commesse dai miliziani fascisti di Orvieto, spietati e crudeli, il “Battaglione M”, ‘M’ come Mussolini.

Dopo la guerra, Cerchecci continua nella cultura di contadino, si sposa e forma una famiglia. Un uomo affascinante, egli parlava con un dolce accento orvietano, raccontando “piccole storie” della Guerra ma solo quando richiesto. Pensava importante spiegare alla prossima generazione il passato per aiutarla a creare il futuro.

Attilio Cerchecci vive una lunga e dolce vita – passata interamente nel suo villaggio natale. Per coincidenza o inspiegabile Provvidenza, George Custodi il traduttore di questo libro incontra Cerchecci per strada nella Rocca, solo pochi anni prima della sua morte.

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